Premetto un po’ di timore nello scrivere queste righe: temo di attirare parecchio odio, da chi mi stava/sta più a fianco e da chi mi è un po’ più distante. Tuttavia è sempre un bene esprimere ciò che si pensa.
Premetto inoltre che questa foto è presa dal mio vastissimo archivio e non è un atto di riscoperta di un paraculismo da salotto odioso (e mi rivolgo in particolare a quei compagni che hanno passato molto tempo nelle ultime settimane a puntarmi il dito contro, arrivando pure alle offese).
Complimenti a Elly Schlein per questa vittoria, rivoluzionaria per la persona in quanto una donna sotto i quaranta e perché nei gazebo ha stravolto il risultato dei circoli. Sincero: non male la figura di Stefano Bonaccini, che esce di scena nobilmente, certamente molto di più rispetto a tanti dei suoi sostenitori locali, che non hanno mai perso occasione per insultare tutti coloro che volevano aderire a questo percorso costituente del Nuovo PD e pure chi non ha aderito.
Com’è noto, in questa fase politica per il centro-sinistra, ho avuto un atteggiamento piuttosto critico anche all’interno della mia comunità.
Da queste primarie vorrei evidenziare alcune considerazioni semplici.
1) Le primarie ancora, soprattutto come strumento di selezione dei gruppi dirigenti di un partito, sono uno strumento distruttivo. Credo che stavolta in particolare non siano rispettose di quello che è la comunità del Partito Democratico.
2) Il tema dell’affluenza dovrebbe far interrogare tutti noi, PD, Articolo Uno e non iscritti. Le primarie 2007 che incoronarono Veltroni segretario videro partecipare oltre 3500000 elettori; quelle del 2009 che videro Pier Luigi Bersani segretario registrarono 3100000 votanti; nel 2013, con la vittoria di Renzi, si arrivò a toccare i 2800000 elettori, notevolmente diminuiti quattro anni più tardi di un milione di partecipanti; infine, nel 2019, le primarie che hanno incoronato Nicola Zingaretti segretario hanno visto recarsi ai gazebo poco più di 1500000 elettori. Oggi calano ancora di poco meno di mezzo milione di elettori. Qualche domanda non allerta nessuno, non allerta proprio nessuno.
3) La sinistra conferma di avere un problema enorme come una casa sul fronte dei centri periferici. Schlein vince nelle grandi città, da Nord a Sud. Particolare è la situazione di quelle del centro-nord. C’è strada da fare nel rapporto con tutte le periferie.
4) La sinistra non smentisce di avere difficoltà nel rapportarsi con l’Italia meridionale. L’ala destra e centro del PD conquista quelle regioni. La “buona amministrazione” talvolta rischia di essere letta come una risposta più concreta della politica. E per un partito questo non è un dato da leggere grossolanamente.
5) Il quadro politico italiano si assetta in un modo molto particolare: prima donna premier e leader del principale partito del centro-destra o destra-centro raccontata come Under-dog da un lato, prima donna segretario del partito principale del centro-sinistra partita da outsider dall’altro. Interessante come nel giro di pochi giri di pagina del calendario si sia rotta una sfera di cristallo, che racconterà nuove immagini politiche.
Chiudo con una piccola considerazione personale. Qualche amico mi ha chiesto che cosa ho intenzione di fare, anche nell’ipotesi di una vittoria di Elly Schlein. L’unica risposta che mi sento di dare in questo momento è una battuta che avevo letto e mi è rimasta in mente: “la sinistra è un’ossessione, da cui è complicato staccarsi, ma, anche se ci provi, alla fine ti senti sempre coinvolto”. Credo che sia un momento delicato in particolare per l’unità di quella comunità politica, che va rispettato e non inquinato da nessun altro, specie dopo un “percorso costituente” che tutto è stato meno che la cosa nuova che da anni si decantava.
Alessandro Ritella

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